
Fonte Il Manifesto
di Mariella Correggia
Argentina: la legge "per la gestione integrale dei rifiuti solidi urbani" entrata in vigore nel 2006 a Buenos Aires ha stabilito l'obiettivo "Rifiuti Zero" con le seguenti tappe: ridurre i conferimenti in discarica del 30% entro il 2010, del 50% entro il 2012 e del 75% entro il 2017, rispetto ai livelli del 2004. Ed entro il 2020, stop assoluto alle discariche. Ma gli stessi rapporti dell'amministrazione indicano che da quando è in vigore la legge le discariche sono più piene. Nel 2009 hanno ricevuto 400.000 tonnellate in più rispetto al 2004. Nel 2010 non andrà meglio secondo Greenpeace Argentina, riferisce l'agenzia stampa internazionale "Inter Press Service". E ogni giorno 5.000 tonnellate di rifiuti solidi della capitale se ne vanno in discarica con una processione di camion. La legge in questione, voluta dal precedente governo di centrosinistra, creava un sistema di separazione a monte dell'umido dal secco, il sostegno ai raccoglitori informali di rifiuti - che avviano al riciclaggio il 10% del totale - e la promozione di impianti di compostaggio e riciclaggio. Ma la separazione a monte fu bloccata nel 2008 dalla nuova amministrazione di centrodestra. Invano continuano a protestare i residenti delle aree vicine alle discariche. La González Catán che si trova a 32 km dalla capitale doveva essere chiusa nel 2006 ma riceve sempre di più. L'amministrazione della provincia dice di non essere disposta ad aprire nuove discariche e preme sulla città perché applichi la legge Rifiuti zero. In un rapporto del 2009 Greenpeace sostiene che l'amministrazione nasconde il pattume sotto il tappeto con le note conseguenze: l'umido in discarica provoca l'emissione di metano gas serra; metalli pesanti detergenti solventi e plastiche rilasciano sostanze che contaminano le acque sotterranee. Anche i sempre più abbondanti rifiuti elettronici - computer, cellulari, televisori stereo, radio, batterie, monitor - contenenti componenti tossiche come mercurio piombo, antimonio e cadmio sono abbandonati senza alcun progresso: l'amministrazione si limita a chiedere ai cittadini di portarli in appositi centri di raccolta ma questo implica uno "sforzo": e la maggior parte dei cittadini non mostra alcuna voglia di farlo. Per i rifiuti, tutto il mondo è paese. Spostiamoci a Tangerang, a 20 km dalla capitale indonesiana Jakarta. È la terza città più rifiutona del paese producendo oltre 1.400 metri cubi di pattume al giorno, in gran parte sversato nella discarica di Rawa Kucing. Alla quale però rimangono solo 1,5 ettari liberi. Così un certo numero di persone ha avviato un nuovo business: destinano i propri terreni alle discariche illegali. I camion pagano una "tassa" di ingresso, e così i raccoglitori informali. Oltre all'inquinamento c'è l'emissione di metano. Nel 2007 la discarica di Cimahi nel distretto Leuwi Gajah è scoppiata a causa del metano intrappolato, uccidendo 55 raccoglitori. Altrove i rifiuti vengono bruciati due volte al giorno e i residenti si ammalano. Alle loro proteste è stato vietato ai detentori di discariche illegali di bruciare i rifiuti, ma il problema non è risolto: dove metterli? Mesi fa funzionari ambientali hanno mostrato ai detentori delle discariche un impianto di separazione del secco (da lasciare ai raccoglitori) dall'umido da trasformare in fertilizzante. Ma i gestori hanno risposto picche: l'impianto e il carburante per il suo funzionamento costano troppo converrebbero solo se ci fosse una domanda pagante di fertilizzante organico.