
Trento, 1 marzo – Il 21 febbraio 2010 i cittadini del Nimby trentino hanno ripreso a digiunare per sostenere la richiesta, sostenuta da più parti, di consentire la partecipazione al bando di gara per la chiusura del ciclo dei rifiuti in Trentino, anziché ricorrere all’incenerimento, come proposto da alcuni comuni della Piana rotaliana. A spiegare la situazione a e-gazette è Simonetta Gabrielli, presidente di Nimby trentino onlus, associazione nata nel 2004 per approfondire alcune tematiche relative alla gestione e allo smaltimento dei rifiuti: “Nonostante sette anni di continua informazione e sensibilizzazione per una corretta gestione dei rifiuti e sulle conseguenze negative che l’incenerimento comporta, a fine 2009 è stato pubblicato il bando di gara per la costruzione dell’impianto. La sua pubblicazione è avvenuta in sfregio alla presentazione da parte di alcuni comuni ad alta vocazione agricola, potenzialmente influenzati dalle nocività del forno, di uno studio di fattibilità che prevede l’utilizzo di una diversa tecnologia per la gestione del rifiuto nel suo complesso”. In effetti, da qualche anno è presente in provincia di Treviso un’azienda che possiede una tecnologia che consente di riciclare anche la gran parte del rifiuto indifferenziato. Si tratta del trattamento meccanico con estrusione, particolare tecnica che consente di trasformare il rifiuto residuo in nuova materia prima. Il trattamento con estrusione funzionerebbe in presenza di una raccolta differenziata spinta oltre il 70%, che riduca il rifiuto indifferenziato provinciale a circa 40mila tonnellate l’anno, ovvero settanta chilogrammi per abitante, contro i 175 che l’inceneritore richiederebbe: è un risultato possibile e già raggiunto in alcuni territori trentini utilizzando le migliori tecniche di raccolta. Nel settembre 2009 la Provincia di Trento ha pubblicato lo studio di fattibilità dell’inceneritore di Ischia Podetti. A novembre i Comuni di Mezzocorona, Mezzolombardo, Lavis e Zambana hanno pubblicato lo studio di fattibilità del progetto alternativo all’incenerimento dei rifiuti.
“Presentando lo studio al presidente della Provincia - continua la Gabrielli -, i Comuni hanno chiesto che venisse consentito a questa tecnologia di partecipare al bando di gara, che è stato impostato basandosi solamente sull’incenerimento”. Ma non c’è stato nulla da fare: la politica trentina pare irremovibile su questa scelta, ritenuta da molto ormai obsoleta e controproducente, “nonostante i tempi previsti dal bando per la progettazione e costruzione dell’inceneritore siano più che sufficienti per rivedere l’impianto del bando stesso, dando la possibilità di concorrere anche a moderne tecnologie di gestione del ciclo dei rifiuti senza combustione”. Nella “Catena del digiuno”, Nimby trentino ha individuato una prima forma di opposizione “nonviolenta” contro la scelta di bruciare i rifiuti. Catena che ha visto la sua nascita - quale iniziativa di sensibilizzazione - il 21 marzo 2004 e che si è protratta ininterrottamente per 1533 giorni, fino al 31 maggio 2008. “Ora riprende innanzitutto come sostegno all’alternativa all’incenerimento”, conclude la presidente. I cittadini di Nimby trentino, oltre al digiuno a turno a sostegno dell’alternativa, hanno deciso di portare sul “Cammino di San Francesco” la richiesta di intercessione al Santo patrono d’Italia e dell’ecologia, affinché la politica accolga questa istanza. Il cammino è partito domenica 21 febbraio e arriverà a Roma fra il 18 e il 20 marzo.
Per maggiori informazioni: www.ecceterra.org
Fonte e-gazzette