24/06/09

Toscana: Mense a filiera corta, cohousing, latte alla spina

Proposte dal basso: le buone pratiche del primo dei tre incontri del percorso “Consumo sostenibile? Facciamolo” organizzato da ARPAT Toscana a Terra Futura.

Nell’incontro del pomeriggio di venerdì 29 maggio, coordinato da Ada Rossi (Facoltà di Agraria - Università di Pisa), sono state presentate tre delle undici buone pratiche, delle quali qui riportiamo le sintesi.

“La fattoria a tavola, la filiera corta a scuola”: Raffaella Grana (Assessore alla cultura e al sapere del Comune di S.Miniato - Pisa) ha presentato le esperienze del Comune di S.Miniato dedicate a vari percorsi educativi sui temi della filiera corta e della cultura del territorio e dell’ambiente rurale. Dopo l’introduzione di alimenti biologici nelle mense scolastiche già a partire dall’a.s. 2000-2001, con il progetto “Orti in condotta”, realizzato in collaborazione all’associazione “Slow Food”, sono stati realizzati tre orti scolastici, dove ragazzi/e coltivano ortaggi e frutti con il metodo biologico, riconoscono i prodotti tipici del territorio locale, e si svolgono attività di educazione e formazione per alunni/e, insegnanti e genitori. Dall’a.s. 2007-2008 si è sviluppato il progetto “Fattorie a Tavola”, condiviso e sostenuto dalla Provincia di Pisa (con un finanziamento di due anni), ASL 11, Consorzio Macelli di San Miniato e Associazione Provinciale Allevatori. Il progetto è basato sulla filiera corta, e si è concretizzato in un percorso educativo alla riscoperta dei sapori e delle ricchezze della cultura rurale, con l´introduzione di piatti della tradizione nelle mense scolastiche (in particolare, carni bovine pisane e suine toscane, controllate e certificate) e, parallelamente, in iniziative di educazione al territorio e dedicate alla sostenibilità ambientale, alla qualità delle materie prime utilizzate, alla promozione del consumo di prodotti locali attraverso lezioni in aula, incontri con genitori e docenti, visite guidate nelle aziende agro-zootecniche, nonché con il coinvolgimento anche del “Mercatale di S.Miniato”.


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“Ho scelto il mio vicino: il cohousing”: Antonella Lamberti (Associazione cohousing in Toscana) ha presentato il concetto di “cohousing” e le attività dell’”Associazione Cohousing in Toscana”. Il cohousing è una comunità residenziale nella quale ciascuno dei componenti ha una propria abitazione in proprietà o in affitto e fruisce di spazi e servizi gestiti in comune. Tra questi vi possono essere ampie cucine, una sala per riunioni, cene e feste, una lavanderia, un giardino o un orto, automezzi in car-sharing, etc. Tipicamente il cohousing si realizza attraverso insediamenti di 20-40 unità abitative, per famiglie e single, che si sono scelti tra loro e hanno deciso di dare vita, attraverso un processo di progettazione partecipata, a una “comunità di vicinato solidale”, dove coesistono spazi privati (la propria abitazione) e spazi condivisi.

Le motivazioni che portano alla coresidenza possono essere l’aspirazione a ritrovare dimensioni perdute di socialità, di aiuto reciproco e di buon vicinato e contemporaneamente il desiderio di ridurre la complessità della vita, dello stress e dei costi di gestione delle attività quotidiane. Il cohousing, nato in Danimarca nel 1964, si è diffuso fino a raggiungere circa un migliaio di esperienze attive nel mondo. Le esperienze italiane sono a Torino, sull’Appennino tosco-emiliano (Monzuno e Castelmerlino), a Preganziol (Treviso) e a Nerviano (Milano). L’”Associazione Cohousing in Toscana”, è stata costituita nel novembre del 2008 da un gruppo di persone con l’intenzione di realizzare uno o più cohousing in Toscana, e attraverso mailing list, sito internet (www.cohousingintoscana.it), ecc., fornisce informazioni, promuove la formazione di gruppi di cohouser, cerca siti idonei alla costruzione e/o realizzazione degli insediamenti, crea condizioni per la progettazione condivisa, ecc.

“Buono come il latte alla spina”: Francesco Di Iacovo (Centro Interdipartimentale di Ricerche Agro-Ambientali (CIRAA) “E. Avanzi” - Università di Pisa) ha rappresentato l’esperienza del distributore automatico di latte crudo alla spina realizzata dall’Università di Pisa. Il CIRAA ha infatti installato, nel gennaio 2008, un distributore presso il centro zootecnico della stessa Università, a S.Piero a Grado, vicino a Pisa. Il latte viene distribuito al distributore self–service, aperto 24 ore su 24, e può essere raccolto sia utilizzando contenitori monouso forniti dal produttore (che costano 0,20 euro), sia con recipienti personali (preferibilmente in vetro). Il prezzo è conveniente (1,00 euro al litro) e trasparente, poiché viene garantita ai produttori una remunerazione di circa 0,40 euro al litro. Si tratta comunque di un prodotto delicato, che necessita di attenzioni e cautele, sia nella fase di produzione che di consumo. Il latte proviene da una filiera estremamente corta, cioè dagli allevamenti dello stesso centro zootecnico, quindi “Km zero” nel vero senso della parola. Le vendite del distributore stanno avendo successo, con una media di 350 litri distribuiti al giorno. I benefici di questa buona pratica sono significativi: la filiera corta riduce gli impatti ambientali dovuti ai trasporti; il rapporto più diretto tra produzione e consumo accresce i benefici economici per il produttore che per il consumatore; la modalità distributiva riduce la produzione di rifiuti da imballaggio; la valorizzazione della territorialità delle produzioni accresce l’attenzione al territorio da parte del consumatore; la rivalutazione del lavoro di allevatore contribuisce a ricollocare questa figura al centro dei rapporti tra produzione e consumo.

Fonte Arpat Toscana.it