Associazione Rifiuti Zero Trapani
19/03/12
08/03/12
Sacchetti: il bando entra in vigore il 31 dicembre 2012. Multe dal 1° gennaio 2014
Il disegno di legge per la conversione del DL/2012 è stato
approvato dalla Commissione Ambiente della Camera, con una proroga: il
bando entra ufficialmente in vigore a partire dal 31 dicembre 2012, e le
sanzioni un anno dopo, dal 31 dicembre 2013
Ulteriori specifiche tecniche potrebbero essere contenute nel decreto interministeriale, in cui dovrebbe essere affrontato anche il tema della riconversione degli impianti attualmente esistenti. Per l'approvazione finale si attende nuovamente il parere del Senato.
Ecco quanto pubblicato sul sito della Camera dei deputati:
"L’articolo 2 prevede la proroga del termine relativo al divieto definitivo di commercializzazione dei sacchi per l’asporto merci non biodegradabili (cd. shopper), limitatamente alla commercializzazione di alcune tipologie di sacchi indicati dalla norma, fino all’emanazione - entro il 31 dicembre 2012, anziché entro il 31 luglio 2012 come previsto nel testo iniziale del decreto - di un decreto interministeriale, che potrà individuare le ulteriori caratteristiche tecniche dei sacchi medesimi e che potrà anche prevedere forme di promozione della riconversione degli impianti esistenti. Un'ulteriore modifica approvata nel corso dell'esame in sede referente ha riguardato il differimento al 31 dicembre 2013 del termine a decorrere dal quale scattano le sanzioni amministrative per la commercializzazione dei sacchi non conformi a quanto disposto dalla norma".
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Fonte: ecodallecittà
05/03/12
Alcamo (TP): Convegno "I comuni Rifiuti Zero in Sicilia".
La Zero Waste Italy organizza un convegno ad Alcamo (Trapani) sabato 24 marzo 2012 alle ore 9,30 presso Sala Congressi Marconi in Corso 6 Aprile, 119 dal titolo “I comuni Rifiuti Zero in Sicilia: buone pratiche per una gestione sostenibile dei rifiuti” con il patrocinio della Provincia Regionale di Trapani, Anci-Sicilia e i Comuni di Alcamo, Biancavilla, Buseto Palizzolo, Calatafimi Segesta, Castelbuono, Collesano, Marineo. Saranno presenti come relatori, per la parte scientifica, i maggiori esperti nazionali ed internazionali tra i quali spiccherà la presenza di Paul Connett, professore emerito di chimica ambientale e tossicologica della St. Lawrence University di New York, promotore nel mondo della strategia Rifiuti Zero. Il convegno ha lo scopo di approfondire il tema della gestione dei rifiuti sotto l'aspetto della sostenibilità ambientale e di avvicinare le amministrazioni al percorso delle buone pratiche con l'adesione alla strategia internazionale "Rifiuti Zero". L'obiettivo del convegno è anche quello di favorire un incontro costruttivo tra il mondo scientifico, il mondo politico-amministrativo, la cittadinanza attiva e il volontariato e inoltre di in-formare, attraverso il workshop pomeridiano dal titolo "Passi concreti verso Rifiuti Zero 2020" rivolto agli amministratori e ai cittadini, sui percorsi amministrativi che un comune può intraprendere in modo concreto per mettere a segno scelte a difesa del pianeta. Il protocollo Internazionale "Zero Waste", seguito in gran parte del mondo da numerose amministrazioni e in Italia da 73 comuni (più di due milioni di abitanti), permette attraverso dei passi graduali, l'utilizzo delle migliori pratiche finalizzate alla riduzione, al riuso e al riciclo dei rifiuti. Durante il convegno sarà presentato, in prima assoluta in Sicilia, il libro "Rifiuti Zero: una rivoluzione in corso" di Paul Connett con Rossano Ercolini e Patrizia Lo Sciuto, ed. Dissensi.
Il Convegno è aperto a tutte le persone interessate previa iscrizione inviando una mail a zerowasteitaliachiocciolagmail.com
brochure del convegno
Durante il convegno sarà presentato, in prima assoluta in Sicilia, il libro "Rifiuti Zero: una rivoluzione in corso" di Paul Connett con Rossano Ercolini e Patrizia Lo Sciuto, ed. Dissensi (in libreria da marzo prossimo)
01/03/12
Quanto pesa la nostra impronta idrica?
Rimpiazzare urgentemente il Prodotto Interno Lordo (Pil) con nuovi
indicatori di benessere e progresso, eliminare definitivamente i
perversi sussidi che i governi continuano a dare alle attività
distruttive dell'ambiente (in campo energetico, infrastrutturale,
forestale, agricolo, ittico ecc.), trasformare il sistema di governance
mondiale per affrontare seriamente una nuova strada per un futuro meno
insostenibile dell'attuale.
Questi alcuni dei contenuti di un
messaggio reso noto, durante l'ultimo Governing Council del Programma
Ambiente delle Nazioni Unite (Unep) tenutosi in questi giorni e firmato
da alcuni grandi studiosi accomunati dall'aver ottenuto, nel corso degli
anni, il prestigioso Premio Blue Planet, tra cui Bob Watson, già
presidente dell'Ipcc, Robert May, dell'Università di Oxford e già
presidente della Royal Society, Paul Ehrlich e Harold Mooney due grandi
ecologi dell'Università di Stanford, Syukuro Manabe, noto climatologo
dell'Università di Princeton, Jim Hansen direttore del Goddard Institute
for Space Studies della NASA, uno dei maggiori climatologi mondiali,
Jim Lovelock, lo scienziato e scrittore originatore della teoria di
Gaia.
Nel frattempo, tra i diversi "Planetary Boundaries", i
famosi confini planetari che la comunità scientifica ha iniziato ad
indicare e che l'umanità deve cercare di non sorpassare per evitare di
entrare in un ambito di assoluta insostenibilità del nostro stesso
sviluppo, il tema della quantità e della qualità dell'acqua assume
sempre di più un importanza crescente.
La scarsità idrica non è
più un problema limitato alle regioni più povere del Pianeta: l'acqua è
oggi diventato un problema globale che interessa numerosi ecosistemi
fluviali e lacustri della nostra magnifica Terra e tantissime comunità
umane.
La prestigiosa rivista scientifica dei Proceedings della National Academy of Sciences statunitense, i famosi PNAS (www.pnas.org)
ha pubblicato, in questi giorni, un interessantissimo studio
sull'impronta idrica dell'umanità realizzato da Arjien Hoekstra,
dell'Università di Twente di Enschede in Olanda, l'originatore del
concetto di impronta idrica (vedasi www.waterfootprint.org)
e dal suo collaboratore Mesfin Mekonnen (il titolo del lavoro apparso
sui PNAS è proprio "The water footprint of humanity") che fa il punto,
dopo tante pubblicazioni sul tema, aggiornato dell'impronta idrica
dell'intera umanità.
Come abbiamo più volte scritto nelle pagine
di questa rubrica, il concetto di impronta idrica scaturisce dal
concetto di acqua virtuale che è stato sviluppato per la prima volta da
John Anthony Allan del King's College di Londra; per acqua virtuale si
intende il volume di acqua necessaria per produrre un bene o un
servizio. Si tratta dell'acqua necessaria per un ciclo di vita di un
prodotto che normalmente non viene considerata quando si parla dei
nostri consumi di acqua.
Tanto per fare un esempio, una lattina di
Coca cola contiene 0,35 litri di acqua ma se contiamo lo zucchero in
essa contenuto possiamo verificare che questo richiede una media di 200
litri per essere coltivato e quindi raffinato. Allo stesso modo sono
necessari 2.900 litri di acqua per produrre una camicia di cotone e
8.000 litri per ottenere una paio di scarpe in cuoio, che corrispondono
alla quantità di acqua necessaria ad allevare la mucca da cui il cuoio
proviene e ultimarne il processo di lavorazione fino al prodotto finito.
Come
ci ricorda il lavoro di Hoekstra e Mekonnen apparso sui PNAS che
sistematizza la quantificazione e la mappatura dell'impronta idrica
dell'umanità , l'acqua utilizzata per l'agricoltura riguarda il 92% del
consumo globale di acqua dolce, quella per la produzione industriale il
4.4% e quella domestica il 3.6%.
Gli autori dello studio stimano
poi l'impronta idrica per ogni nazione e per ciascun settore economico.
Stimano inoltre l'impronta idrica per un cittadino medio in ogni paese,
così come l'impronta idrica associata alla produzione di un certo numero
di prodotti agricoli.
Negli ultimi anni l'impronta idrica, per
la quale è stato avviato un apposito processo ISO (International
Standard Organization) per raggiungere un'apposita certificazione
standardizzata ufficiale relativa alle sue procedure di calcolo e di
comunicazione, è divenuta sempre di più uno strumento apprezzato per
valutare il quantitativo totale di acqua nei processi produttivi e nei
beni di consumo come le bevande, le varie fonti di cibo e i capi
d'abbigliamento.
L'impronta idrica si sta affiancando al concetto
di impronta di carbonio (sul quale si sta procedendo alla realizzazione
di un'apposita certificazione ISO, il cui processo è brillantemente
illustrato nel bel libro di Daniele Pernigotti "Carbon Footprint"
Edizioni Ambiente) che sta guidando aziende e consumatori
nell'identificare e nel ridurre l'impatto in termini di emissioni di
gas a effetto serra rilasciate delle proprie attività, come importante
indicatore settoriale che sta stimolando un processo di consapevolezza
su come e dove la preziosissima risorsa dell'acqua venga utilizzata.
L'impronta idrica, infatti, è un indicatore di utilizzo dell' acqua dolce che registra
l'uso diretto e quello indiretto da parte di consumatori o produttori.
L'impronta
idrica derivante dalle nostre abitudini di consumo è notevolmente
superiore al dato di consumo diretto di acqua ed è in gran parte
determinata dal consumo di cibo e altri prodotti agricoli.
L'impronta
idrica di un singolo, di una comunità o di un'azienda viene definita
come il volume totale di acqua dolce utilizzata per produrre i beni e i
servizi
consumati dall'individuo e dalla comunità o prodotti dall'attività commerciale. Il
consumo di acqua è misurato in termini di volumi di acqua consumati (evaporati)
e/o inquinati per unità di tempo. L'impronta idrica è, da un punto di vista
geografico, un indicatore esplicito che non si limita a mostrare solo i volumi di
acqua utilizzati e inquinati, ma anche la loro provenienza geografica.
L'impronta
idrica costituisce la somma di tre componenti che sono state definite
blu, verde e grigia, come abbiamo già ricordato nelle pagine di questa
rubrica.
L'impronta idrica "blu" è rappresentata dal
volume di acqua dolce sottratta al ciclo naturale e quindi prelevata
dalle acque superficiali e sotterranee (ossia fiumi, laghi e falde
acquifere) per scopi domestici, industriali o agricoli (in quest'ultimo
caso,
per l'irrigazione).
L'impronta idrica "verde" costituisce il volume di acqua piovana traspirata dalle
piante
durante la coltivazione, mentre l'impronta idrica "grigia" rappresenta
il volume di acqua inquinata, quantificata come il volume di acqua
necessario per diluire gli inquinanti al punto che la qualità delle
acque possa tornare al di sopra degli stessi standard di qualità.
Sul
sito del Water Footprint Network gli studiosi dell'impronta idrica ci
ricordano che per ottenere un chilogrammo di bistecca sono necessari
15.000 litri di acqua (distinta per il 93% verde, il 4% blu ed il 3%
grigia) con ampie variazioni intorno a questa stima media globale.
L'impronta precisa di una bistecca dipende infatti da tanti fattori,
come il tipo dei sistemi di produzione e la composizione e l'origine
dell'alimentazione dei bovini.
L'impronta idrica di un burger di
soia di 150 grammi prodotto in Olanda è di circa 160 litri mentre un
burger di carne dello stesso paese richiede circa 1.000 litri di acqua.
Per
un solo latte macchiato sono necessari almeno 200 litri di acqua che
sono equivalenti a più di una vasca da bagno riempita fino all'orlo.
Lo
studio pubblicato sui PNAS ci dice che, nell'ordine, Cina, India e
Stati Uniti sono i paesi con le maggiori impronte idriche interne ai
loro territori. Rispettivamente 1.207, 1.182 e 1.053 miliardi di metri
cubi ogni anno. Questi tre Paesi sono responsabili per il 38%
dell'impronta idrica globale. Segue il Brasile con 482 miliardi di metri
cubi, mentre tra i paesi grandi esportatori di acqua virtuale ci sono
Stati Uniti, Cina, India, Brasile, Argentina. I paesi maggiori
importatori di acqua virtuale sono invece e sempre nell'ordine, Stati
Uniti, Giappone, Germania, Cina, Italia.
Per quanto riguarda
l'impronta idrica del consumo a livello delle singole nazioni i primi
tre paesi che registrano questo dato come il più alto sono, nell'ordine,
la Cina, l'India e gli Stati Uniti. Se andiamo a vedere i dati a
livello pro capite relativi all'impronta idrica del consumo per nazione i
più alti sono quelli degli Stati Uniti con 2.842 metri cubi pro capite
l'anno, mentre al più basso livello dei paesi industrializzati in questa
classifica appare il Regno Unito con 1.258 metri cubi pro capite
l'anno. La differenza può essere parzialmente spiegata grazie alle
differenze nei modelli di consumo. Ad esempio negli USA la media di
consumo di carne bovina, una delle maggiori consumatrici di acqua tra le
commodities, è di 43 kg pro capite annui, circa 4.5 volte la media
globale mentre nel Regno Unito la media è di 18 kg pro capite annui,
circa due volte la media globale.
Mediamente ogni individuo usa, ogni anno, 1.385 metri cubi a testa. Le differenze a livello nazionale sono ovviamente enormi.
L'ulteriore
appello degli scienziati in occasione del recente Governing Council
dell'UNEP e questa ulteriore pubblicazione sull'impronta idrica sono
altri due contributi per far sì che la Conferenza ONU sullo sviluppo
sostenibile sia capace di darsi mire ambiziose e possa segnare
finalmente una svolta internazionale di cui vi è un estremo bisogno.
Fonte: greenreport
27/02/12
La giustizia contro l'amianto.
Per pura coincidenza il 13 febbraio due tribunali europei (Torino e Lione) hanno emesso un importante verdetto sulla tossicità dei prodotti industriali.
A Torino due dirigenti del gruppo svizzero Eternit, gigante dell'amianto, sono stati condannati a 16 anni di carcere per la morte di tremila persone causata dall'amianto in quattro impianti italiani di proprietà del gruppo.
A Lione il colosso americano della fitosanitaria Monsanto è stato riconosciuto responsabile in primo grado dell'intossicazione accidentale di un agricoltore con il diserbante Lasso.
L'importanza delle due vicende è ovviamente incomparabile. Ogni anno nel mondo muoiono ancora 107 mila persone di cancro al polmone provocato dall'amianto. Gli industriali e i loro avvocati hanno continuato a temporeggiare, rifiutando di finanziare le misure di protezione contro i rischi di questo minerale. Hanno nascosto i pericoli legati all'amianto per tenerlo sul mercato, sostenendo che fosse indispensabile, e hanno ostacolato i processi. Ancora oggi troppe persone contaminate dall'amianto muoiono prima che sia resa loro giustizia.
Da questo punto di vista il processo di Torino è una testimonianza esemplare del "principio di realtà": le prove della pericolosità dell'amianto ci sono da decenni. Chi le ha nascoste, mettendo coscientemente a repentaglio la vita dei suoi impegati, non può sfuggire alle sue responsabilità.
La scelta dei giudici francesi sulla vicenda dei pesticidi, fatte le dovute proporzioni, è simile. Senza voler rimettere in discussione l'utilità dei pesticidi per l'agricoltura e la lotta alle malattie infettive, non è accettabile che ci siano ancora lati oscuri nei prodotti usati e negli effetti per l'organismo. Gli argomenti proposti dai grandi produttori agricoli in difesa dei pesticidi devono essere presi in considerazione, ma non a qualsiasi prezzo. Le prime vittime sono gli agricoltori, perchè sono i più esposti alla contaminazione. Senza dimenticare la salute dei consumatori.
Lo scandalo dell'amianto ha richiamato all'attenzione sulla sicurezza sanitaria degli ambienti in cui viviamo e lavoriamo. Il principio di realtà esige trasparenza. I giudici l'hanno applicato, e non possiamo che esserne felici.
Fonte: Internazionale (Le Monde)
18/02/12
17/02/12
Calatafimi Segesta (TP): l'osservatorio Rifiuti Zero all'opera.
OSSERVATORIO RIFIUTI ZERO CITTA’ DI CALATAFIMI SEGESTA (TP)
COMUNICATO STAMPA del 17.02.2012
A seguito del primo incontro dell'Osservatorio Rifiuti Zero del Comune di Calatafimi Segesta, istituito con delibera di consiglio comunale secondo il protocollo internazionale “Verso Rifiuti Zero 2020”, il giorno 17.02.2012 si è effettuato un controllo sulla raccolta differenziata nella giornata dell’RSU.
Si sono ritirati a campione, i sacchetti dell’RSU sia davanti l’uscio delle abitazioni che nell’isola ecologica e presso le utenze commerciali.
L’osservatorio Rifiuti Zero ha il compito di valutare le criticità del servizio di raccolta differenziata, analizzare la frazione residua in modo da ricevere un feedback per orientare la sensibilizzazione verso i cittadini e promuovere diverse iniziative e strategie d’intervento.
I campioni dell’RSU sono stati analizzati presso l’Osservatorio Rifiuti Zero locale.
Hanno partecipato alle analisi i componenti dell’Osservatorio Rifiuti Zero del comune di Calatafimi Segesta, il geom. Pietro Daidone dell’Agesp s.pa, l’ass.re all’ecologia Francesco Gruppuso e la rappresentante dell’ass. Rifiuti Zero Patrizia Lo Sciuto. Hanno assistito all’analisi l’ insegnante Rosalba Gugliotta dell’istituto comprensivo F.sco Vivona e gli operatori ecologici Giuseppe Menadì e Francesco Vivona.
L’analisi dell’RSU ha permesso di valutare quanto segue.
Dal totale raccolto a campione nei vari quartieri della città risulta che è presente:
40% di frazione organica; 5% di plastica; 5 % di vetro e metalli; 1% di carta; 49% di RSU
Benché il comune di Calatafimi Segesta sia il primo comune della Sicilia per percentuali di raccolta differenziata sopra i 5.000 abitanti - 64% anno 2010 e 61% anno 2011 - la forte presenza di residuo organico e di frazioni merceologiche quali carta, plastica, vetro e metalli ancora differenziabili, testimonia quanto sia fondamentale l’impegno da parte di tutti per migliorare la qualità della raccolta differenziata.
Nella frazione dell’RSU si segnala la presenza di stoviglie di plastica, in minima parte anche tessuti, pannoloni e pannolini, pacchetti di sigaretta vuoti (differenziabile carta, plastica e carta d’alluminio), medicine e siringhe, differenziabili negli appositi contenitori nei pressi delle farmacie.
Dalle analisi dell’RSU si procederà con una sensibilizzazione sia a livello scolastico, dove i bambini rappresentano un importante vettore d’ informazione all’interno delle famiglie, sia in modo capillare presso le utenze domestiche e commerciali.
Il Comune avvierà, insieme alla ditta Agesp, un’attenta verifica per tutte le utenze e si procederà al controllo e alla segnalazione di eventuali anomalie sull’errato conferimento e differenziazione dei rifiuti.
L’amministrazione sta provvedendo a formare due dipendenti con la qualifica di Ispettore Ambientale ed a stipulare convenzioni con le Guardi Ambientali al fine di rilevare infrazioni commesse dagli utenti.
Città di Calatafimi Segesta, Agesp spa e Ass. Rifiuti Zero Trapani
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| Rosalba Gugliotta, Patrizia Lo Sciuto e Francesco Gruppuso |
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| Patrizia Lo Sciuto e Francesco Gruppuso |
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| Francesco Gruppuso, Rosalba Gugliotta, Patrizia Lo Sciuto e Pietro Daidone |
16/02/12
TAR Sicilia: Annullata l’ordinanza del comune di Ragusa sulla discarica di c/da Cava dei Modicani.
TAR Sicilia, Catania, sez. III, sentenza n. 235 del 23 gennaio 2012
Annullata l’ordinanza del comune di Ragusa sulla discarica di c/da Cava dei Modicani.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Catania, sez. III, accoglie, con la sentenza n. 235 del 23 gennaio 2012, il ricorso proposto da A.T.O. Ragusa Ambiente S.p.a. e annulla l’ordinanza contingibile e urgente del comune di Ragusa adottata al fine di ovviare ad una presunta emergenza ambientale, vietando all’A.T.O. Ragusa Ambiente S.p.a. e alla ditta che gestisce la discarica di c/da Cava dei Modicani, di effettuare presso la stessa lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani provenienti dai comuni diversi da Giarratana, Chiaramonte Gulfi, Monterosso Almo e Ragusa.
A norma dell’art. 191 (“Ordinanze contingibili e urgenti e poteri sostitutivi”) del D.Lgs. n. 152/2006 (“Norme in materia ambientale”) le ordinanze emesse per tutelare la salute pubblica e l’ambiente in occasione di situazioni eccezionali ed urgenti, non potendosi provvedere altrimenti, sono adottate previo “parere degli organi tecnici o tecnico-sanitari locali, che si esprimono con specifico riferimento alle conseguenze ambientali”.
Nell’ordinanza del comune di Ragusa (che aveva la titolarità della discarica) non si fa riferimento ad alcuna relazione tecnico sanitaria come quella richiesta dall’art. 191.
Tiziana Giacalone
14/02/12
Calatafimi Segesta (TP): primo incontro dell'Osservatorio Rifiuti Zero.
Calatafimi-Segesta (TP) - Si svolto è il 10 febbraio scorso il primo incontro dell'Osservatorio Rifiuti Zero del Comune di Calatafimi Segesta. L'amministrazione, che lo scorso anno ha aderito con una delibera comunale al protocollo internazionale “Verso Rifiuti Zero 2020”, si impegna al percorso virtuoso seguito in Italia e nel mondo da numerosi comuni.
La delibera comunale prevede l'istituzione di un osservatorio che analizza i dati della raccolta differenziata, solleva le criticità, trova le soluzioni per migliorare il servizio, promuove campagne di sensibilizzazione dei cittadini. L'Osservatorio Rifiuti Zero rappresenta un esempio concreto di democrazia partecipata dove istituzioni e cittadinanza attiva possono interloquire per una gestione sostenibile dei rifiuti e una diminuzione degli stessi.
Hanno partecipato all'incontro dell'Osservatorio Rifiuti Zero del Comune di Catalafimi Segesta l’assessore all’ecologia Francesco Gruppuso, Patrizia Lo Sciuto della Zero Waste Italy, la Dott.sa Agueli del settore Ecologia del Comune, il Geom. Piero Daidone ed il Dott. Gregory Bongiorno responsabile della Ditta Agesp. Presente all'incontro il signor Spada, operatore ecologico dell'Agesp, in qualità di attivista locale.
Il comune, che ha la percentuale di raccolta differenziata del 64%, è coperto dal servizio di raccolta differenziata porta a porta e i cittadini hanno la possibilità di conferire i loro rifiuti presso l'isola ecologica; è possibile, con un servizio gratuito, richiedere il ritiro di ingombranti e per i cittadini che ne fanno richiesta è previsto un contributo per lo smaltimento dell'eternit.
Nonostante ci siano tutte le condizioni per permettere una corretta gestione dei rifiuti, durante l'incontro è emerso il problema dell'abbandono dei rifiuti, fuori dall'aerea circoscritta del paese. Presso il Fiume Rincione, in prossimità del Ponte in c/da Rincione, si sono riscontrate diverse tipologie di rifiuto.
Un altro problema sollevato durante l'incontro è la presenza di rottami, resti di materiale di ingombranti, abbandonati nelle zone prossime delle isole ecologiche di Ponte Patti o dell'ex Macello. Si presume che la presenza di questi rifiuti insieme a numerosi pneumatici, sacchi di sale e eternit siano di provenienza extraterritoriale, di utenze non residenti nel Comune di Calatafimi Segesta.
Analizzando i dati di raccolta differenziata, nel corso dei mesi, si è riscontrato un aumento dell'RSU, il rifiuto indifferenziato. Questo avviene possibilmente a causa di cattiva differenziazione dei rifiuti che fa di conseguenza scendere le percentuali delle frazioni merceologiche secche, carta, plastica e vetro. Saranno effettuati a tal fine dei controlli della frazione residua che permetteranno di avere un feedback per orientare il contenuto della comunicazione verso cittadini. I conferimenti erronei saranno segnalati con un apposito adesivo e motivati per il mancato ritiro.
Saranno effettuati, in tempi brevi, dei controlli sia con telecamere che con gli organi preposti. Il comune ha valutato la possibilità di stipulare una collaborazione con un'associazione di guardie ambientali che permetterebbe di controllare e nello stesso tempo di sensibilizzare i cittadini meno attenti.
Per finire l'osservatorio concorda di avviare entro il mese di aprile prossimo l’attivazione del Centro di Riparazione e di Riuso presso l’ex Macello di Calatafimi Segesta, in collaborazione con il comune, la ditta Agesp e le associazioni di volontariato presenti nel territorio al fine di ridurre la quantità di rifiuti da portare al macero e attivare un Mercato Solidale per i cittadini più bisognosi.
Fonte: Comune di Calatafimi Segesta
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| Da sinistra ass.re Gruppuso, geom. Daidone, dott.ssa Agueli, il dott Bongiorno e dott.ssa Lo Sciuto |
10/02/12
09/02/12
Arsenico nell'acqua: sentenza del TAR del Lazio.
Roma 09.02.2012 - Il Ministero della salute ed il Ministero dell’ambiente sono stati condannati al risarcimento di euro 100 a favore di ogni ricorrente utente del servizio idrico in area territoriale caratterizzata, al 28 ottobre del 2010, dalla presenza di arsenico nell’acqua erogata in percentuali superiori a 20 ug/l. Lo ha stabilito il TAR Lazio, Roma, sez. II bis, con la sentenza n. 664 del 20 gennaio 2012 che riconosce un danno non patrimoniale causato ai ricorrenti per l’esposizione a un fattore di rischio riconducibile, almeno in parte, alla violazione delle regole di buona amministrazione. Il fattore di rischio nella specie è rappresentato dall’arsenico disciolto nell’ acqua oltre i limiti consentiti in deroga dall’Unione Europea. La domanda di risarcimento del danno biologico tiene conto proprio della continua e inconsapevole ingestione di arsenico mediante l’acqua fornita dal servizio idrico.
La Commissione europea in una decisione del 2010 richiama la letteratura scientifica (allegata dai ricorrenti e non contraddetta dalle Amministrazioni resistenti) che considera l'arsenico come uno degli elementi più tossici che esistono al mondo e l'esposizione ad arsenico inorganico in quantità superiori a certe soglie come causa di vari effetti sulla salute, suscettibile di intensificare le probabilità di sviluppo di alcune forme tumorali molto gravi alla pelle, al fegato, al polmone ed al sistema linfatico. “Un'esposizione molto elevata a questa sostanza può altresì causare sterilità e false gestazioni nelle donne, oltre a disturbi alla pelle, bassa resistenza alle infezioni, disturbi al cuore e danni al cervello ed al DNA.”
Tiziana Giacalone
06/02/12
Incontro nazionale degli osservatori Rifiuti Zero: presente una delegazione siciliana.
COMUNICATO STAMPA del 6.02.2012
Si è svolto in Toscana, a Capannori (LU), sabato 4 febbraio 2012 il primo incontro nazionale degli “Osservatori verso Rifiuti Zero” istituiti dai comuni italiani che hanno adottato la delibera Rifiuti Zero. Nonostante la neve che ha bloccato mezza Italia, erano presenti all'incontro delegazioni da diverse regioni d'Italia, compresa la Sicilia dove sette amministrazioni hanno aderito al protocollo “Rifiuti Zero 2020”.
La strategia Rifiuti Zero, promossa nel mondo da Paul Connett, professore emerito della St. Lawrence University di New York, presente all'incontro con Joan Marc Simon responsabile di Zero Waste Europe, prevede il coinvolgimento dei cittadini, delle amministratori e degli imprenditori, per il raggiungimento dell'obiettivo “zero rifiuti”.
Il meeting ha visto una folta presenza di attivisti e amministratori provenienti sia dal nord che dal sud Italia. Hanno partecipato attivisti siciliani quali Chiara Cavallino, presidente dell'ass. Rifiuti Zero Trapani, Patrizia Lo Sciuto, coordinatrice della Zero Waste Italy, Piero Cannistraci dell'ass. Rifiuti Zero Biancavilla, Danilo Pulvirenti e Giusy Cicero della Rete Rifiuti Zero Sicilia.
Significativa presenza di sindaci, assessori, consiglieri e consulenti ambientali. Per la provincia di Trapani ha partecipato all'incontro il sindaco di Buseto Palizzolo Luca Gervasi, accompagnato dal consigliere comunale Roberto Maiorana e l'assessore all'ambiente del comune di Calatafimi Segesta Francesco Gruppuso.
Il meeting ha visto una folta presenza di attivisti e amministratori provenienti sia dal nord che dal sud Italia. Hanno partecipato attivisti siciliani quali Chiara Cavallino, presidente dell'ass. Rifiuti Zero Trapani, Patrizia Lo Sciuto, coordinatrice della Zero Waste Italy, Piero Cannistraci dell'ass. Rifiuti Zero Biancavilla, Danilo Pulvirenti e Giusy Cicero della Rete Rifiuti Zero Sicilia.
Significativa presenza di sindaci, assessori, consiglieri e consulenti ambientali. Per la provincia di Trapani ha partecipato all'incontro il sindaco di Buseto Palizzolo Luca Gervasi, accompagnato dal consigliere comunale Roberto Maiorana e l'assessore all'ambiente del comune di Calatafimi Segesta Francesco Gruppuso.
Ha rappresentato la provincia di Palermo il sindaco del comune di Marineo Franco Ribaudo, il sindaco del comune di Collesano Giovanni Meli, accompagnato dal consulente Luca Boccalatte e Mario Cicero, sindaco del comune di Castelbuono. In rappresentanza della provincia di Ragusa era presente l'avv. Emma Schembari, consulente ambientale del comune di Modica.
All'incontro hanno partecipato, mostrando interesse per la strategia Rifiuti Zero, amministratori quali Giuseppe Norata, presidente dell'Ato Palermo 5 e Angelo Pizzuto, commissario dell’Ente Parco delle Madonie.
Durante il meeting si è sottolineata l'importanza del ruolo dell'osservatorio comunale Rifiuti Zero, composto da un rappresentante del comune che aderisce al protocollo internazionale, un' esponente della ditta che effettua la raccolta differenziata dei rifiuti e da uno o più esponenti della società civile.
All'incontro hanno partecipato, mostrando interesse per la strategia Rifiuti Zero, amministratori quali Giuseppe Norata, presidente dell'Ato Palermo 5 e Angelo Pizzuto, commissario dell’Ente Parco delle Madonie.
Durante il meeting si è sottolineata l'importanza del ruolo dell'osservatorio comunale Rifiuti Zero, composto da un rappresentante del comune che aderisce al protocollo internazionale, un' esponente della ditta che effettua la raccolta differenziata dei rifiuti e da uno o più esponenti della società civile.
L'osservatorio ha il compito di sollevare le criticità del sistema per mettere in pratica azioni di riduzione dei rifiuti e programmare attività di sensibilizzazione. Si tratta di una nuova forma di democrazia istituzionale che si salda con una democrazia dei territori; un patto tra movimento di cittadinanza attiva e amministrazioni.
Al meeting si è discusso inoltre sull'opportunità di costituire un'associazione nazionale dei comuni Rifiuti Zero, con sede a Capannori, che permetterebbe scambi costruttivi tra le amministrazioni comunali e la socializzazione delle buone pratiche. Oggi in Italia sono più di due milioni i cittadini impegnati nel percorso "Verso Rifiuti Zero".
Ass. Rifiuti Zero Trapani.
31/01/12
Regione Sicilia: indagine sul funzionamento degli ATO Rifiuti.
31 gennaio 2012
È datata 25 gennaio la delibera n. 1/2012 della Corte dei Conti, sezione controllo per la Regione siciliana, che approva la relazione di indagine sulla gestione dei rifiuti solidi urbani nella Regione.
L’indagine è stata avviata per accelerare le iniziative del Governo regionale dirette a riportare “ordine e legalità nella fallimentare gestione dell’isola”. I dati utilizzati (i bilanci del triennio 2007-2009) nella relazione sono stati raccolti durante l’istruttoria in contraddittorio con le società d’ambito. “Il pericolo di grave crisi socio economico e ambientale causa della inefficiente e fallimentare gestione dei rifiuti solidi urbani in Sicilia” ha portato, dopo la denuncia dello stesso Presidente della Regione, alla dichiarazione dello stato di emergenza in materia di rifiuti della Regione, sino al 31 dicembre 2012 (D.P.C.M 9 luglio 2010).
Sono emersi numerosi contenziosi penali sulla gestione dei rifiuti che hanno coinvolto gli organi amministrativi di diverse società d’ambito e uno stato di insolvenza “preoccupante”. Si tratta di vicende che accomunano l’attività dei 27 ambiti territoriali presenti sul territorio siciliano che la l.r. n. 9/2010 a ridotto a 10.
Dai dati raccolti si evince anche che nel passaggio dalla TARSU alla TIA è stata seguita una procedura irregolare nell’approvazione della tariffa da parte delle stesse società d’ambito mentre questo compito sarebbe spettato ai Consigli comunali.
Inoltre non sono da sottovalutare i casi di affidamento del servizio con oneroso corrispettivo superiore del 50%, stabilito sulla base di capitolati che prevedono standard elevati di fatto non riscontrati nei servizi forniti.
Il dissesto finanziario ha determinato l’indebitamento delle società d’ambito dovuto anche al numero elevato di personale (più amministrativo e meno operativo), dei componenti del consiglio di amministrazione e dalla difficoltà nel riscuotere i crediti.
A queste criticità di carattere economico si aggiungono anche le conseguenze sulla salute dei cittadini a seguito delle inadempienza nei confronti dei gestori delle discariche che talvolta hanno precluso l’uso delle stesse con la conseguenza che i rifiuti sono rimasti per lunghi periodi nelle strade.
Tiziana Giacalone
Fonte: Lavoro e Ambiente
È datata 25 gennaio la delibera n. 1/2012 della Corte dei Conti, sezione controllo per la Regione siciliana, che approva la relazione di indagine sulla gestione dei rifiuti solidi urbani nella Regione.
L’indagine è stata avviata per accelerare le iniziative del Governo regionale dirette a riportare “ordine e legalità nella fallimentare gestione dell’isola”. I dati utilizzati (i bilanci del triennio 2007-2009) nella relazione sono stati raccolti durante l’istruttoria in contraddittorio con le società d’ambito. “Il pericolo di grave crisi socio economico e ambientale causa della inefficiente e fallimentare gestione dei rifiuti solidi urbani in Sicilia” ha portato, dopo la denuncia dello stesso Presidente della Regione, alla dichiarazione dello stato di emergenza in materia di rifiuti della Regione, sino al 31 dicembre 2012 (D.P.C.M 9 luglio 2010).
Sono emersi numerosi contenziosi penali sulla gestione dei rifiuti che hanno coinvolto gli organi amministrativi di diverse società d’ambito e uno stato di insolvenza “preoccupante”. Si tratta di vicende che accomunano l’attività dei 27 ambiti territoriali presenti sul territorio siciliano che la l.r. n. 9/2010 a ridotto a 10.
Dai dati raccolti si evince anche che nel passaggio dalla TARSU alla TIA è stata seguita una procedura irregolare nell’approvazione della tariffa da parte delle stesse società d’ambito mentre questo compito sarebbe spettato ai Consigli comunali.
Inoltre non sono da sottovalutare i casi di affidamento del servizio con oneroso corrispettivo superiore del 50%, stabilito sulla base di capitolati che prevedono standard elevati di fatto non riscontrati nei servizi forniti.
Il dissesto finanziario ha determinato l’indebitamento delle società d’ambito dovuto anche al numero elevato di personale (più amministrativo e meno operativo), dei componenti del consiglio di amministrazione e dalla difficoltà nel riscuotere i crediti.
A queste criticità di carattere economico si aggiungono anche le conseguenze sulla salute dei cittadini a seguito delle inadempienza nei confronti dei gestori delle discariche che talvolta hanno precluso l’uso delle stesse con la conseguenza che i rifiuti sono rimasti per lunghi periodi nelle strade.
Tiziana Giacalone
Fonte: Lavoro e Ambiente
21/01/12
Lo Stato si compra l’inceneritore di Acerra per 355 milioni. I privati ringraziano
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| Inceneritore di Acerra |
Il governo ha autorizzato l'acquisto da parte della Regione Campania dell'impianto al centro di un processo a carico di Impregilo. I soldi arriverebbero dai Fas, fondi destinati alle aree sottosviluppate che andrebbero nelle casse dei privati
La questione rifiuti campana entra nell’agenda del governo, lo schema di decreto legge su “misure urgenti in materia ambientale” contiene un comma che dovrebbe sancire la conclusione della querelle sulla proprietà dell’inceneritore di Acerra, oggetto di polemiche nel recente passato. Per quell’impianto e per l’intero ciclo di gestione dei rifiuti in Campania c’è un processo in corso davanti al Tribunale di Napoli a carico dei manager di Impregilo e dei vertici del commissariato di governo, a partire dall’ex governatore Antonio Bassolino. Ma, nonostante tutto, il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, richiamando il decreto che sancì la fine dell’emergenza rifiuti, apre all’acquisto con fondi pubblici dell’inceneritore.
Sarà la Regione Campania a comprare il forno mentre la gestione è affidata, ormai dal 2008 e per 15 anni, alla multiutility bresciana A2a attraverso la controllata Partenope ambiente. Le modalità che sanciranno il passaggio da una spa ad un ente di stato con soldi pubblici vengono chiarite al comma 3 dell’articolo 1 della bozza di decreto: “La Regione Campania è autorizzata ad utilizzare le risorse del Fondo per lo Sviluppo e coesione sociale 2007-2013 relative al programma attuativo regionale, per l’acquisto del termovalorizzatore di Acerra ai sensi dell’articolo 7 del decreto legge n.195 del 2009. Le risorse necessarie vengono trasferite alla stessa regione”.
In realtà il fondo per lo sviluppo altro non è che, sotto altro nome, il fondo per le aree sottoutilizzate che verrà utilizzato per compare l’impianto di incenerimento al costo di 355 milioni di euro, secondo una valutazione dell’Enea del 2007, oggetto anche di un ricorso pendente presso la Corte Costituzionale. I dettagli della vicenda vengono chiariti da Gianfranco Polillo, sottosegretario all’economia, che, in commissione bilancio della Camera, ha spiegato: “Il decreto si limita a prorogare il termine per il trasferimento della proprietà dell’impianto” da fine dicembre 2011 a fine gennaio 2012. La cessione dovrebbe prevedere anche la risoluzione del contenzioso ancora pendente tra Impregilo e protezione civile.
L’inceneritore napoletano usufruisce dei Cip 6, gli incentivi destinati, solo in Italia, a chi produce energia bruciando rifiuti, incentivi che il primo ministro Mario Monti da Commissario Europeo definì “droga illiberale nel mercato delle tecnologie ambientali”. All’inizio del 2008, A2a rinunciò alla gestione dell’impianto perché privo dei Cip6. Successivamente un decreto del morente governo Prodi introdusse i benefici pubblici, per un periodo di 8 anni, e A2a tornò interessata assumendone la gestione. La multiutility spiega al fattoquotidiano.it che il contratto, compresa la gestione dello Stir di Caivano, prevede che “La società venga remunerata con una quota pari al 49% dell’energia elettrica prodotta dal termovalorizzatore tramite la combustione dei rifiuti ad esso conferiti a seguito del trattamento negli Stir”. Produzione incentivata dal Cip6 di cui la A2a beneficia per la quota di energia che le spetta come compenso. I ricavi per A2a nel 2010 sono intorno ai 57 milioni di euro da cui vanno sottratti i costi di gestione degli impianti. Un dato in crescita nel 2011 visto che l’inceneritore ha raggiunto il 100% della capacità produttiva bruciando 600mila tonnellate di rifiuti. Un ottimo investimento per A2a nella gestione del forno di Acerra così come Impregilo nella vendita. A perderci saranno le tasche dei cittadini che vedranno volatilizzarsi 355 milioni di euro di denaro pubblico destinato al fondo per le aree sottoutilizzate.
Fonte: il Fatto Quotidiano
RAEE: dalla UE nuove norme per i rifiuti elettronici
Dopo il decreto uno contro uno per aumentare la raccolta e il conseguente riciclo dei rifiuti elettronici arrivano dalla UE nuove norme che disciplineranno i RAEE e che permetteranno ai consumatori di restituire i piccoli apparecchi, come ad esempio i cellulari, direttamente ai rivenditori senza dover acquistarne uno nuovo.
E’ stato approvato ieri, infatti, dal Parlamento europeo l’aggiornamento della direttiva 2003 sulla gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Waste Electrical and Electronic Equipment – WEEE). Le nuove regole previste dovranno ora essere approvate formalmente dal Consiglio per poi essere pubblicate sulla Gazzetta ufficiale. Dopodiché gli Stati membri della UE avranno 18 mesi per adeguarsi e recepire le disposizioni nella propria legislazione nazionale.
Ma quali sono le principali novità contenute nelle norme appena approvate?
1) Incremento raccolta e riciclo
Tutti gli Stati membri dovranno raccogliere 45 tonnellate di RAEE per ogni 100 tonnellate di beni messi sul mercato nei tre anni precedenti. Detto così potrebbe sembrare difficile, ma in parole povere occorrerà incrementare la raccolta di rifiuti elettronici anche nei casi in cui venga già rispettato l’attuale obiettivo forfettario di 4kg per persona l’anno.
Inoltre, come si può leggere dal comunicato “Entro il 2019, la cifra dovrà salire al 65% o, in alternativa, si potrà raccogliere l'85% dei rifiuti di materiale elettronico prodotto, due misure stimate equivalenti”
E per una volta l’Italia non figura tra i paesi che devono migliorare le loro infrastrutture per raggiungere tali obiettivi e che saranno costretti a richiedere una proroga fino al 2021 (Su questo fronte il nostro Paese ha infatto messo a punto un sistema che ha fatto scuola anche a livello europeo).
2) Piccoli dispositivi elettronici tornano al mittente
Dove lo butto il vecchio cellulare? Quante volte ci siamo fatti questa domanda e, per aiutare i consumatori il Parlamento ha previsto la possibilità di restituire ai rivenditori piccoli dispositivi elettronici (come appunto i telefonini) nei grandi negozi di settore (da 400m2 in su), senza l’obbligo di acquistare un altro prodotto come previsto nell’attuale decreto uno contro uno.
3) Recupero dell’oro
Oltre alla quantità di RAEE raccolti, dovranno incrementare anche i tassi di riciclaggio all’80% attraverso il miglioramento delle tecnologie in modo da recuperare le materie prime più preziose come ad esempio l’oro utilizzato per i circuiti elettronici, ma anche attraverso la commercializzazione di prodotti progettati per essere riciclati più facilmente.
4) Esportazione di prodotti elettronici
Le nuove norme approvate dal Parlamento prevedono anche controlli più severi sugli imbarchi illegali onde evitare il traffico di questi rifiuti in paesi in cui le condizioni di lavoro siano precarie e pericolose per i lavoratori e per l’ambiente. In questa ottica non sarà più compito dei funzionari doganali, ma degli esportatori stessi dimostrare che le merci sono state spedite per la riparazione o il riutilizzo secondo i casi previsti dalla nuova legislazione.
5) Riduzione della burocrazia
In un ottica del raggiungimento dgli obiettivi, verrà semplificata la vita anche ai produttori che continueranno a contribuire finanziariamente al processo di recupero e riciclaggio, ma attraverso procedure più snelle oltre alla possibilità di “nominare dei rappresentanti sul posto invece di dover necessariamente stabilire una sede legale in ogni paese in cui operano” in modo da evitare la doppia imposizione della tassa di registrazione tra Stati membri.
"Dopo difficili negoziati sono molto soddisfatto del fatto che siamo riusciti ad accordarci su tassi di raccolta ambiziosi, ma raggiungibili. L'Europa adesso recupererà più materiale grezzo, il che è un'ottima notizia sia per l'economia sia per l'ambiente" ha dichiarato il relatore Karl-Heinz Florenz (PPE, DE), dopo che l'accordo è stato approvato, per alzata di mano, da una schiacciante maggioranza.
E’ stato approvato ieri, infatti, dal Parlamento europeo l’aggiornamento della direttiva 2003 sulla gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Waste Electrical and Electronic Equipment – WEEE). Le nuove regole previste dovranno ora essere approvate formalmente dal Consiglio per poi essere pubblicate sulla Gazzetta ufficiale. Dopodiché gli Stati membri della UE avranno 18 mesi per adeguarsi e recepire le disposizioni nella propria legislazione nazionale.
Ma quali sono le principali novità contenute nelle norme appena approvate?
1) Incremento raccolta e riciclo
Tutti gli Stati membri dovranno raccogliere 45 tonnellate di RAEE per ogni 100 tonnellate di beni messi sul mercato nei tre anni precedenti. Detto così potrebbe sembrare difficile, ma in parole povere occorrerà incrementare la raccolta di rifiuti elettronici anche nei casi in cui venga già rispettato l’attuale obiettivo forfettario di 4kg per persona l’anno.
Inoltre, come si può leggere dal comunicato “Entro il 2019, la cifra dovrà salire al 65% o, in alternativa, si potrà raccogliere l'85% dei rifiuti di materiale elettronico prodotto, due misure stimate equivalenti”
E per una volta l’Italia non figura tra i paesi che devono migliorare le loro infrastrutture per raggiungere tali obiettivi e che saranno costretti a richiedere una proroga fino al 2021 (Su questo fronte il nostro Paese ha infatto messo a punto un sistema che ha fatto scuola anche a livello europeo).
2) Piccoli dispositivi elettronici tornano al mittente
Dove lo butto il vecchio cellulare? Quante volte ci siamo fatti questa domanda e, per aiutare i consumatori il Parlamento ha previsto la possibilità di restituire ai rivenditori piccoli dispositivi elettronici (come appunto i telefonini) nei grandi negozi di settore (da 400m2 in su), senza l’obbligo di acquistare un altro prodotto come previsto nell’attuale decreto uno contro uno.
3) Recupero dell’oro
Oltre alla quantità di RAEE raccolti, dovranno incrementare anche i tassi di riciclaggio all’80% attraverso il miglioramento delle tecnologie in modo da recuperare le materie prime più preziose come ad esempio l’oro utilizzato per i circuiti elettronici, ma anche attraverso la commercializzazione di prodotti progettati per essere riciclati più facilmente.
4) Esportazione di prodotti elettronici
Le nuove norme approvate dal Parlamento prevedono anche controlli più severi sugli imbarchi illegali onde evitare il traffico di questi rifiuti in paesi in cui le condizioni di lavoro siano precarie e pericolose per i lavoratori e per l’ambiente. In questa ottica non sarà più compito dei funzionari doganali, ma degli esportatori stessi dimostrare che le merci sono state spedite per la riparazione o il riutilizzo secondo i casi previsti dalla nuova legislazione.
5) Riduzione della burocrazia
In un ottica del raggiungimento dgli obiettivi, verrà semplificata la vita anche ai produttori che continueranno a contribuire finanziariamente al processo di recupero e riciclaggio, ma attraverso procedure più snelle oltre alla possibilità di “nominare dei rappresentanti sul posto invece di dover necessariamente stabilire una sede legale in ogni paese in cui operano” in modo da evitare la doppia imposizione della tassa di registrazione tra Stati membri.
"Dopo difficili negoziati sono molto soddisfatto del fatto che siamo riusciti ad accordarci su tassi di raccolta ambiziosi, ma raggiungibili. L'Europa adesso recupererà più materiale grezzo, il che è un'ottima notizia sia per l'economia sia per l'ambiente" ha dichiarato il relatore Karl-Heinz Florenz (PPE, DE), dopo che l'accordo è stato approvato, per alzata di mano, da una schiacciante maggioranza.
Fonte: greenMe
12/01/12
Shopper biodegradabili, c'è ancora il nodo dei sacchetti additivati e la rivoluzione resta incompiuta
La rivoluzione è cominciata, ma per adesso risulta ancora incompiuta. Lo stop agli shopper monouso in plastica non biodegradabile ha cambiato, in un anno dall’entrata in vigore, le abitudini dei cittadini e i commercianti la promuovono (lo dice una ricerca realizzata da Renato Mannheimer commissionata da Assobioplastiche), ma resta qualche criticità. A partire da quell’ambiguità non ancora risolta sulle buste in plastiche additivate, biodegradabili sì (anche se in percentuale minore rispetto alle bioplastiche vere e proprie), ma non compostabili, e che dunque non sarebbero del tutto legali. Questione da cui scaturiscono mille dubbi anche per i commercianti, che chiedono maggiore informazione, mentre le associazioni di produttori e gli ambientalisti rilanciano: il governo faccia finalmente chiarezza ed escluda con un tratto di penna le buste «sedicenti biodegradabili». L’occasione è una conferenza stampa promossa da Assobioplastiche, in cui si presenta la ricerca di Mannheimer e si fa il punto sullo stato dell’arte a un anno dall’entrata in vigore del divieto.
Clini: «Vogliamo andare fino in fondo sui sacchetti»
Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini non ha dubbi sulla questione. In un anno, i chiarimenti sulla normativa richiesti da più parti non sono arrivati, ma Clini, intervenendo alla conferenza stampa, promette: «Vogliamo andare fino in fondo sui sacchetti, su questo non c’è da aprire una discussione, è così e basta. Il messaggio deve essere chiaro: i sacchetti con caratteristiche che non permettono loro la dispersione come materiale naturale, rimangono a tutti gli effetti materiale plastico». Tradotto: le shopper non compostabili saranno vietate, perché assimilabili a quelle non biodegradabili.
Compost nei sacchetti non biodegradabili ed effetto “trascinamento”
La confusione sulle buste additivate si riflette anche nel settore del compostaggio, dove crea non pochi problemi. Come spiega Massimo Centemero, coordinatore del Comitato tecnico del Consorzio italiano composta tori, rispetto alla frazione umida raccolta in un sacchetto compostabile, quella raccolta in una busta di plastica tradizionale contiene l’8% in meno di rifiuto organico, e dunque molte più impurità. «8% significa potenzialmente 180.000 tonnellate all’anno di plastica di scarto, che in parte sono sacchetti e in parte impurità dovute al “trascinamento”: il cittadino, quando raccoglie l’umido in una busta non biodegradabile, è portato a immettere nell’organico anche altri manufatti plastici». Con conseguenze non trascurabili per gli impianti di compostaggio, che «devono smaltire ogni anno 100.000 tonnellate di plastiche da imballaggi». In Italia, secondo Centemero, l’organico viene ancora raccolto nelle buste di plastica tradizionale nel 46% dei casi, mentre in un caso su 10 si tratta di shopper «sedicenti biodegradabili», e nel restante 44% di sacchetti realmente compostabili. Situazione che è più virtuosa in Lombardia, ma peggiore in Campania, dove le buste additivate arrivano al 24%.
L’indagine Ispo: «Legge accolta bene dai commercianti, ma serve più informazione»
La ricerca è stata condotta dall’Istituto di Mannheimer su un campione rappresentativo di 400 commercianti di generi alimentari, per capire utilizzo e valutazione dei nuovi sacchetti. I risultati sono per certi aspetti confortanti: la quasi totalità degli intervistati conosce la legge che ha messo al bando i sacchetti di plastica (solo l’1% non ne ha mai sentito parlare) e circa il 90% la approva per le sue implicazioni ambientali. Per quanto riguarda l’utilizzo, le percentuali scendono un po’: usa regolarmente le buste biodegradabili l’82% dei commercianti, il 14% solo marginalmente e il 4% mai. Non mancano le criticità, a partire dall’opera di informazione dei negozianti, che secondo il 41% (in maggioranza commercianti di Sud e isole, proprietari di piccole attività) non è stata sufficiente. Una parte degli intervistati ha le idee un po’ confuse anche sulla differenza tra biodegradabile e compostabile: il 26% non la conosce, mentre un altro 16% sa che non sono la stessa cosa, ma non sa della certificazione dei sacchetti compostabili. «Considerando le informazioni fornite dagli intervistati riguardo all’utilizzo dei sacchetti, alla loro certificazione e al materiale, – chiarisce Mannheimer – risulta che solo il 10% utilizza autentici shoppers compostabili. Nel 60% dei casi non si può dire con certezza che si tratti di compostabile, mentre il 26% usa biodegradabile non compostabile».
Fonte: Eco dalle città
Santa Maria Salina (ME): convegno "Rifiuti in Crociera"
Sabato 14 gennaio alle ore 14.30 presso il Salone Convegni del Comune di Santa Marina Salina , si svolgerà il convegno “Rifiuti in Crociera – il Costoso Viaggio dei Rifiuti dalla Isole Minori Siciliane”.
La tematica affrontata è di grande attualità, alla luce soprattutto delle continue riduzioni dei fondi regionali per il trasporto marittimo dei rifiuti verso la terra ferma.
Scopo del convegno, organizzato dall’Associazione Pro Stromboli in collaborazione con il Comune di Santa Marina Salina, e con il patrocinio della Regione Siciliana, ANCIM, Zero Waste Italy, Associazione Italiana Agricoltura Biologica e Liberambiente, è quello di proporre una serie di attività ed azioni volte alla riduzione del costo di questo servizio, in un’ottica di piena sostenibilità per l’Ambiente, quali l’incremento e la divulgazione delle azioni di raccolta differenziata ( giunta a circa il 35 % nel solo Comune di Santa Marina Salina), la limitazione dell’afflusso dei materiali non differenziabili sulle isole minori e ovviamente la realizzazione di stazioni di compostaggio dimensionate alle esigenze di ogni singola isola, che se realizzate correttamente e con l’ausilio dell’Amministrazione Regionale, porterebbe le isole minori a contribuire notevolmente alla riduzione dei costi del trasferimento dei rifiuti via mare.
Interverranno al convegno prestigiosi relatori, come l’Assessore all’Energia Giosuè Marino, l’Ing. Michelon della Struttura Commissariale per l’Emergenza Rifiuti in Sicilia, il Prof. Favoino della Scuola di Agraria del Parco di Monza, nonché i responsabili della Zero Waste Italy, dell’AIAB e Liberambiente, oltre ai Sindaci e delegazioni delle Isole di Sicilia, al Liquidatore e A.D. dell’ATO ME5 –Eolie, Avv. Venuto e Dott. Fonti.
“Avere promosso un convegno di così grande e attuale importanza che vede la presenza di numerosi e prestigiosi relatori ed ospiti, che affronta una tematica che coinvolge tutti gli abitanti ed aziende delle isole minori” commenta il Sindaco Lo Schiavo “deve essere una motivazione affinché si possa far registrare una massiccia partecipazione della cittadinanza, dei rappresentanti istituzionale locali, nonché delle varie associazioni di categoria, tutti ugualmente interessati. Proprio per questo invito la cittadinanza, le Amministrazioni e i Consiglieri Comunali delle Isole Eolie a prendere parte a questo importante convegno che interessa la vita di tutti gli isolani”.
Il comune di Modugno aderisce a "Rifiuti Zero"
Il Comune di Modugno ha aderito all'obiettivo "Rifiuti Zero". Lo ha deciso il 10 gennaio il Consiglio Comunale su proposta dell'assessore all'Ambiente, Vito Signorile.
La deliberazione, approvata con 16 voti a favore, prevede, tra l'altro, di intraprendere il percorso verso il traguardo dei "Rifiuti Zero" entro il 2020, attraverso una serie di azioni su due versanti: raccolta differenziata e riduzione rifiuti. L'obiettivo "Rifiuti zero" prevede, inoltre, di introdurre entro il 2014 un sistema tariffario basato sulla effettiva quantità di rifiuti prodotti dalle utenze domestiche e non domestiche.
Con 16 voti a favore è stato rinviato l'argomento "Approvazione del Regolamento della Consulta comunale per l'ambiente" per acquisire, entro 10 giorni, proposte di modifiche allo stesso da parte dei consiglieri comunali.
La seduta di Consiglio Comunale è stata aperta dalla discussione sull'argomento "Richiesta di convocazione di Consiglio Comunale formulata da alcuni consiglieri comunali ai sensi dell'art. 17 dello Statuto Comunale e dell'art. 27 del Regolamento del Consiglio Comunale, relativa alle dimissioni dell'assessore Filippo Bellomo dalla carica di vicesindaco e assessore alle attività produttive".
Nel corso della seduta, infine, il consigliere Damiano Conserva, eletto nella liste dell'UdC, si è dichiarato indipendente. Il Consiglio Comunale tornerà a riunirsi alle 17.30 di venerdì 13 gennaio, in grado di seconda convocazione, in adunanza aperta, per discutere l'argomento: "Deliberazione di Giunta Comunale n. 75 del 05.12.2011 avente ad oggetto "Centro Comunale di raccolta. Approvazione": richiesta di convocazione di un Consiglio Comunale, formulata da alcuni consiglieri comunali ai sensi dell'art. 27 e 47 del Regolamento del Consiglio Comunale". Le associazioni e i cittadini che desiderano intervenire alla seduta per portare il proprio contributo alla discussione possono comunicare questa volontà all'ufficio di Presidenza del Consiglio Comunale: tel: 080/5865256 - e mail: e.mandato@comune.modugno.ba.it.
Fonte: Sito del Comune di Modugno (Bari)
02/01/12
Comunicato stampa di Zero Waste Italy in merito alla situazione di Napoli.
COMUNICATO STAMPA del 2.01.2012
Di fronte agli sviluppi della situazione rifiuti nel comune di Napoli e di fronte ad alcuni giudizi fondati ma affrettati la Zero Waste Italy precisa quanto segue.
Al momento in cui la nuova amministrazione De Magistris ha adottato la strategia Rifiuti Zero era ben presente che tutti i problemi relativi ad un'emergenza gigantesca dalle mille sfaccettature non sarebbero stati risolti con la bacchetta magica e in tempi brevissimi; l'aver salutato la "svolta di Napoli" significa per noi fare i conti con una sfida non di per sé già vinta ma che vale la pena di affrontare in modo costruttivo supportando chi si è impegnato a vincerla nella direzione di Rifiuti Zero 2020.
Sapevamo sin dall'inizio che il Comune di Napoli non pianifica direttamente la gestione dello smaltimento che è di competenza della regione, mentre abbiamo constatato con soddisfazione l'avvenuto ampliamento della raccolta differenziata porta a porta su altri quartieri della città (anche se seguiamo con preoccupazione la diatriba sullo sblocco dei fondi FAS che dovrebbero supportare l'ulteriore estensione del porta a porta) e l'avvenuta decisione di blindare anche urbanisticamente l' impossibilità di costruire un inceneritore a Napoli est.
Dentro questo quadro sappiamo che esistono delle pressanti criticità: lo smaltimento d’ingenti quantitativi di rifiuti al netto delle raccolte differenziate che non arrivano ancora al 25 per cento - anche se sul quartiere Scampia si registra una percentuale di otre il 65 per cento - questo fa sì che vi siano ancora enormi criticità legate alle necessità di smaltimento all'interno delle quali si situa la soluzione olandese.
E' chiaro da parte nostra che, se questa soluzione non dovesse riguardare il periodo transitorio e definito nel tempo si porrebbero problemi di coerenza con gli impegni assunti di uscire dall' <>.
Nello stesso tempo tale situazione se si configura nei modi transitori rappresenta il male minore rispetto alla costruzione di nuovi inceneritori in Campania ed evidenzia in modo critico le stesse scelte operate da paesi europei come l'Olanda, la Danimarca, la Svezia che proprio per la loro scelta inceneritorista sono costretti a pagare il prezzo di una sovrabbondante domanda di rifiuti da bruciare. E' ovvio che l'applicazione della strategia Rifiuti Zero prevede anche momenti di verifica degli impegni assunti con gli atti amministrativi.
E' questo il ruolo degli Osservatori Rifiuti Zero che nell'ambito dell'approvazione delle delibere relative hanno proprio il compito di fare costantemente il punto anche critico della situazione, per richiamare le amministrazioni al rispetto del <>.
Per quanto riguarda il comune di Napoli ancora non ha istituito tale osservatorio che proprio anche per i motivi suddetti diventa invece strumento fondamentale per comprendere a fondo e risolvere le criticità.
Il prof. Paul Connett è stato incaricato di presiedere quest'osservatorio che, secondo le ultime informazioni a nostra disposizione, sarà realizzato a breve nel modo più rappresentativo e competente.
Ribadiamo che la prerogativa di tali Osservatori soprattutto nelle componenti rappresentati da comitati e associazioni, nella più rigorosa indipendenza, e se dovesse constatare perduranti contraddizioni nel fronte degli impegni assunti, potrebbe portare ad una <> dell'operato delle giunte e alla riconsiderazione dell'inclusione dei comuni in questione all'interno della lista nazionale ed internazionale Zero Waste.
Ad ulteriore rinforzo di questa autonomia di giudizio che concretamente vuole tutelare la coerente attuazione del percorso "Verso Rifiuti Zero" esistono organizzazioni nazionali ed internazionali che presiedono alla stesura di tali liste.
Non è per nulla escluso che amministrazioni in questo momento inserite nell'elenco dei comuni italiani Rifiuti Zero qualora dovessero perseguire anche in prospettiva obiettivi opposti alla strategia Rifiuti Zero, si possano sospendere o cancellare.
Non a caso acquista ancora più consistenza la scelta di promuovere il primo incontro nazionale degli osservatori Rifiuti Zero, istituti dalle delibere comunali, previsto a Capannori (LU) il 3 e 4 febbraio 2012 che ha tra i suoi scopi quello di fare il punto comune per comune sulla coerenza dei percorsi in atto e di promuovere un comitato di garanzia nazionale ad ulteriore tutela dell'applicazione del percorso "Verso Rifiuti Zero".
ZERO WASTE ITALY
30/12/11
11/12/11
REPORT DAL TOUR IN ITALIA DEL PROF. PAUL CONNETT.
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| Prof. Paul Connett |
Le tappe hanno riguardato oltre a Capannori, Mantova, Pisa (dove il 27 si sono tenute due conferenze per ribadire che l'inceneritore di Ospedaletto deve essere chiuso), Castelfranco (PI), dove è intervenuto anche Beppe Grillo di fronte a circa 1000 persone, poi è stata la volta della partecipazione molto significativa al CONGRESSO NAZIONALE DELL'ANPAS a Roma al quale il professore era stato ufficialmente invitato a presentare i "10 Passi verso Rifiuti Zero e sempre a Roma il professore è intervenuto alla manifestazione della Rete Regionale Zero Waste del Lazio supportata dalla Rete Nazionale Rifiuti Zero.
Il giorno successivo Connett è risalito in quel di Peccioli (PI) per stigmatizzare la megadiscarica "che fa da tappo alle RD" per poi dirigersi al sud dove, a Napoli, ha presentato il film "Sporchi da morire" (di Marco Carlucci) proseguendo poi ad Agerola (comune che recentemente ha aderito alla strategia RZ) trovando il tempo di incontrare gli amministratori del comune di Salerno e di visitare il nuovo impianto di compostaggio. Il 7 dicembre ha fatto tappa a Sorrento dove oltre ad incontrare il Comitato Civico locale ha incontrato i rappresentanti degli albergatori di Capri in procinto di lanciare, in collaborazione con il Centro di Ricerca Rifiuti Zero di Capannori il progetto "Alberghi a Rifiuti Zero" fortemente voluto dalla Federalberghi. Il giorno successivo, accompagnato da Franco Matrone dei Comitati Vesuviani ha incontrato il sindaco del comune di Portici e il 9 mattina ha tenuto una conferenza stampa a Benevento in compagnia del sindaco per presentare l'avvenuta adesione al "Protocollo Rifiuti Zero" di questo importante comune capoluogo .
POI LA SPEDIZIONE PUGLIESE dove in particolare a MODUGNO (BA) in un incontro in cui sono confluite delegazioni DA TUTTA LA REGIONE in seguito ad una approfondita ricognizione svolta dal principale organizzatore del meeting, il medico Agostino di Ciaula (erano presenti più di 200 persone e tutti gli amministratori del comune che con il sindaco hanno assunto l'impegno ad aderire a RZ) e da molti altri attivisti Paul Connett ha esordito dicendo che la Puglia è sottoposta ad un patto affaristico che avvantaggia l'industria sporca a discapito degli agricoltori e dei cittadini paventando "odore" di corruzione. "Non ha senso, quando il prezzo delle materie prime seconde cresce di giorno in giorno, bruciare carta e plastica e CDR negli inceneritori della Marcegaglia e/o nei cementifici".
Di fronte a questa situazione Rossano Ercolini della Rete Nazionale Rifiuti Zero ha rincarato la dose affermando che la "Puglia di Vendola è una insopportabile "sola" dove dietro fraseologie di sinistra si malcela il patto scellerato con la Marcegaglia e gli industriali più legati alle vecchie logiche stataliste ed assistenziali". Ma dall'incontro è uscito anche un forte impegno a spingere ben oltre quel "miserabile" 18% di raccolta differenziata che caratterizza la regione del leader di Sinistra, Ecologia (?!) e Libertà e a spingere per affermare i "10 Passi verso Rifiuti Zero" spiegati da Connett.
Certo, anche la "buona notizia" della definitiva sconfitta (per motivi unicamente vincolistici) del previsto inceneritore Marcegaglia proprio a Modugno ha reso l'assemblea molto positiva e combattiva anche grazie al contributo di sintetiche ma efficacissime presentazioni di attivisti venuti dall'intera regione. Il giorno successivo e cioè il 10 dicembre è stato dedicato ad una manifestazione contro il già costruito (ma ancora non operante e contrastatissimo) inceneritore Marcegaglia che in Puglia possiede anche l'inceneritore di Massafra (TA) precisamente vicino a Cerignola in località Borgo TRESSANTI. Purtroppo l'impatto visivo dell'impianto ubicato in mezzo alle coltivazioni di grano del Tavoliere è stato tremendo spingendo Paul Connett il cui intervento era atteso da stampa e TV a parlare di una "vera e propria prova di pazzia e di stupidità o meglio... di potenziale corruzione".
Riassumendo: nei suddetti incontri Paul Connett (il cui 52° viaggio ancora una volta è stato organizzato da Ambiente e Futuro) ha incontrato "sul campo" circa 4000 persone (considerando la riuscitissima serata di Castelfranco con Beppe Grillo dove la posizione del presidente della Regione Toscana Rossi di "promuovere" il pirogassificatore" a dispetto del pronunciamento del "processo partecipativo" e dei cittadini (che il 10 hanno bissato con una riuscita manifestazione di oltre 1000 persone) è stata RIDICOLIZZATA anche alla luce di oggettivi conflitti di interesse e la manifestazione di Roma contro il "piano delle discariche" del commissario e della Polverini) raccogliendo consensi vastissimi a favore dello Zero Waste.
In questo modo gli impegni della Rete Nazionale RZ di fare delle vertenze di Roma, di Puglia e di Castelfranco "vertenze prioritarie" (senza smettere di "seguire" con grande attenzione la Campania) si confermano quali CONCRETE E MOLTO PARTECIPATE SCELTE OPERATIVE evidentemente poste alla base anche della crescente adesione dei comuni (ora sono 66 rappresentando circa 2.100.000 abitanti) alla "delibera Rifiuti Zero".
Report a cura di Rossano Ercolini
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